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Aggiunta e surrogati. Come rispondiamo ai bisogni dei bambini.

Se il bambino piange o dorme poco significa che ha fame!

Sento molte volte al giorno questa affermazione e spesso è accompagnata dall’idea che per calmare il bimbo serve un’aggiunta di latte artificiale.

Dare un’aggiunta è considerato normale e innocuo nonostante sia risaputo che il latte materno è il miglior alimento per il bambino.

L’idea di base è che comunque i bimbi crescono bene lo stesso anche con il latte artificiale.

 

In realtà i bambini che che prendono l’aggiunta, spesso vengono sovra alimentati. Con la suzione al biberon, non sono in grado di controllare la quantità di latte che scende, come invece succede al seno.

Mangiano in eccesso anche perché il senso di sazietà non arriva immediatamente se si mangia troppo velocemente.

A volte dormono di più, ma non lo fanno perché sono sazi, semplicemente perché il loro stomaco è troppo pieno e l’organismo è impegnato a digerire. Un po’ quello che succede a noi quando andiamo ad un pranzo di nozze, mangiamo quattro antipasti, tre primi, due secondi, contorni, gelato, dolce, caffè… e poi ci viene una gran sonnolenza.

Spesso gli operatori sanitari che si occupano di mamma e bambino non hanno le necessarie competenze rispetto all’allattamento, non sanno o fanno finta di non sapere che un bambino può piangere per mille motivi, fame, sete, caldo, freddo, sonno, noia, ecc…ma anche per la tensione che sente in casa.

Piangere è il primo modo che i bambini hanno per esternare il disagio che provano e l’aggiunta di latte artificiale diventa la pillola magica che risolve i problemi.

 

Le neo mamme si affidano a presunti esperti, interni o esterni alla famiglia, per sapere come crescere i loro bambini e ricevono i consigli più disparati che, spesso, sono in contraddizione tra loro.

Non esiste nulla che manda in crisi un adulto quanto sentire un bambino che piange e alle mamme viene spesso consigliato di affidarsi ad oggetti per calmarlo: giostrine con luci e suoni, pupazzi copertine, ciucci e biberon sono i primi compagni dei bambini, che crescono così fidandosi delle cose matriali e non delle persone.

Troppi genitori sono convinti di non avere le competenze per crescere un bambino e troppi bambini crescono senza conoscere la costante presenza fisica di un genitore che li rassicuri semplicemente prendendoli in braccio, cullandoli e allattandoli a richiesta.

 

Come facciamo a districarci tra le pressioni sociali e i consigli non richiesti?

La cosa più semplice sarebbe riuscire ad ascoltare il nostro istinto di genitore, ma non è sempre facile perché spesso è in contrasto con tutto quello che ci sentiamo dire e infondo non siamo abituati ad ascoltarci.

Proviamo allora ad ascoltare i nostri figli, osserviamoli spesso, dedichiamo loro tempo e attenzione, cerchiamo di capire cosa funziona davvero e cosa da loro sicurezza.

Ci sono cose che risolvono i problemi e altre che tamponano momentaneamente creando altri problemi.

 

Immaginiamo che il nostro bambino stia piangendo e non riusciamo a capirne il  perché.

Pensiamo che ha poppato da poco e non c’è più latte, gli diamo il ciuccio, un pupazzo, a volte nemmeno lo prendiamo in braccio per paura di viziarlo.

Se niente funziona spesso parte l’aggiunta, a volte il latte artificiale ce l’abbiamo già in casa “per sicurezza”, altre volte ci viene consigliato da qualche “esperto” di bambini senza troppa cognizione di causa.

Molte mamme si rivolgono a me per togliere l’aggiunta e mi dicono che hanno cominciato a darla senza che fosse stata valutata una poppata, l’apporto di latte e spesso nemmeno la crescita del bambino.

Quando chiedo il motivo per cui hanno cominciato a dare il latte artificiale mi rispondono: dormiva poco, piangeva spesso, cresceva poco secondo il pediatra, la nonna, la zia, la fruttivendola, ecc…

L’aggiunta data arbitrariamente non risolve mai i problemi e spesso mi ritrovo davanti mamme che hanno il problema di togliere l’aggiunta.

 

La stessa cosa vale per il ciuccio, i giochi e tutti gli altri oggetti che usiamo per consolare un bimbo piccolo.

Tutto serve e tutto è utile ma cerchiamo di fare attenzione agli effetti collaterali, a non creare altri problemi.

Se qualcosa ci allontana dal nostro sentire come genitori, se ci impedisce di ascoltare o di prendere tra le braccia nostro figlio quando ha bisogno di essere consolato, se ci toglie la nostra competenza significa che non è una soluzione ma solo qualcosa che tampona il problema.

 

Credo che la chiave per ascoltare i nostri bimbi sia metterci al posto loro e provare a pensare cosa vorrebbero davvero.

Un giorno parlavo con una mamma che aveva avuto tre figli e li aveva cresciuti ascoltando sempre il loro bisogni, mi ha detto che secondo lei un bimbo ha bisogno solo di amore e per comunicarglielo bastano due braccia e due seni.

Io aggiungerei anche che se ci mettiamo disponibilità, pazienza e il coraggio di ascoltarci non potremo mai pentirci delle scelte che facciamo perché avremo fatto del nostro meglio senza delegare agli “esperti”.

 

Michela Lorenzoni

IBCLC - Verona

333 8413350 

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